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6 luglio 2008

Sestri in festa…. Per la nuova Coop

Da metà giugno è entrata in funzione la nuova via di collegamento con l’Aurelia e viale Dante, che sorge sulle aree ex Fit . E’ palese che c’è stata una certa premura nell’asfaltare la strada e dotarla di segnaletica. Come mai tanta solerzia e alacrità?

Basta percorrere la via in auto, a piedi e in bicicletta (pericoloso perché la pista ciclabile s’interrompe all’improvviso!!!) per avere la risposta: hanno aperto una nuova Coop!!! Grande è la gioia per Sestri, infatti troviamo bandierine ovunque e le indicazioni per arrivare alla nuova struttura compaiono già all’uscita dell’autostrada.

Il cittadino si chiederà: Perché nella riqualificazione di quelle aree è stata aperta proprio una struttura Coop e non SuperGulliver o Dì per Dì o Esselunga?

La risposta è ovvia e scontata: si è addirittura rivoluzionato il sistema viario!!

Anche il giornalino del nostro Comune, arrivato in questi giorni, invita tutti a fare acquisti nel nuovo centro e dedica una facciata alla pubblicità.

E dei vecchi locali di via Volta e via Fico che ne facciamo?

Mi viene spontanea una considerazione: se avessero aperto una nuova Coop in Via Volta sicuramente avrebbero già riqualificato l’area di Pila, che attende da anni una sistemazione decente.

Non ho altro da dire, lascio al cittadino ogni commento e considerazione su quello che ho appena esposto.


Marco Conti
Consigliere Comunale PdL


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8 aprile 2008

Il programma di Giuseppe Ianni

 

ELEZIONI COMUNALI SESTRI LEVANTE

13-14 APRILE 2008

PROGRAMMA DEL CANDIDATO SINDACO

GIUSEPPE IANNI

PARTE I

E’ arrivata l’ora di voltare pagina. Per Sestri Levante c’è oggi una grande occasione di cambiamento. L’inversione di rotta è chiesta ormai da tempo e a gran voce da tutti i cittadini. Noi, con una proposta politica chiara, netta e trasparente, ci presentiamo ai sestresi con la nostra identità, con i nostri valori e con il nostro entusiasmo per ridare speranza alla città che amiamo e che vogliamo far ripartire di slancio dopo la nostra vittoria elettorale.

Sestri Levante esce grigia, spenta ed inerte da quindici anni di cattiva amministrazione messa in atto dalle giunte guidate prima dal dottor Chella e poi dal dottor Lavarello: due medici che hanno fatto “ammalare” la città! Il declino di Sestri oggi è davanti agli occhi di tutti.

· La cementificazione selvaggia del territorio urbano ha trasformato la città in un’unica e grande seconda casa, tanto che è possibile parlare di “de-sestrizzazione”, documentata anche dal significativo calo demografico dell’ultimo decennio.

· Il degrado e l’incuria regnano sovrani in tante zone della città, letteralmente abbandonate a se stesse da un’amministrazione intenta soltanto a progettare opere faraoniche (mal pensate e peggio realizzate, non controllate in corso d’opera o eseguite in tempi lunghissimi, al punto che oggi la città si presenta come un unico cantiere aperto, mai chiuso), trascurando nel frattempo la manutenzione e la pulizia ordinaria, che sono alla base della vivibilità del territorio e del decoro urbano.

· I tanti episodi di vandalismo e l’aumento dei furti negli appartamenti hanno fatto aumentare, nei cittadini, il senso di insicurezza.

· L’innalzamento della pressione fiscale (più tasse, più imposte, più balzelli) ha avuto come unica conseguenza quella di gravare sulle tasche dei cittadini (già alleggerite dalle troppe multe), senza garantire il corrispondente aumento della qualità dei servizi.

· Il tessuto industriale di Sestri Levante non è stato né tutelato né implementato dalle ultime amministrazioni - operaiste soltanto a parole - le cui politiche non sono state in grado di garantire nuove possibilità di lavoro per i giovani ed hanno mancato l’occasione storica del passaggio dall’industria “pesante” all’industria “pensante”.

· L’enorme patrimonio ambientale della città (del suo centro storico come delle sue frazioni) è stato trascurato e mal gestito, nonché scarsamente valorizzato tanto dall’amministrazione attuale quanto dalla Comunità Montana Val Petronio, guidata da un esponente della maggioranza uscente.

· Importanti fette del nostro territorio sono state letteralmente svendute attraverso progetti che hanno danneggiato a fondo la città.

PARTE II

E’ a questo declino che il nostro programma vuole rispondere: non abbiamo in tasca ricette miracolose né strane alchimie da offrire, ma soluzioni mirate per far rialzare Sestri Levante e ridarle il lustro ed il prestigio che merita:

MENO TASSE PER LA FAMIGLIA E I GIOVANI

· La nostra politica fiscale combatterà la “de-sestrizzazione” (cioè l’esodo massiccio dei nostri giovani in cerca di casa e lavoro altrove) mettendo in atto, sin dalla stesura del primo bilancio, una sensibile riduzione fiscale per le nuove famiglie e per i giovani.

· Inoltre interverremo drasticamente per ridurre l’Imposta Comunale sugli Immobili, non solo sulla prima casa. Le minori entrate saranno compensate con un attento monitoraggio delle spese correnti e delle consulenze inutili, volto ad eliminare gli sprechi.

· Infine, attiveremo tutti gli strumenti a nostra disposizione, di concerto con gli altri Enti competenti, in primis la Regione Liguria, al fine di avviare una nuova politica in materia di prima casa, che ne favorisca l’acquisto a prezzi convenzionati. Questo rappresenta per noi un modo serio per aiutare i giovani a formare una famiglia.

MENO CEMENTO

· La nostra politica di urbanizzazione sarà improntata al principio di salvaguardia dell’ambiente e porrà un freno, a partire dalla revisione del Piano Urbanistico Comunale, alla cementificazione selvaggia e ad una speculazione dannosa per lo sviluppo ordinato ed armonico della città.

· Tutto ciò sarà accompagnato anche dalla individuazione di aree che destineremo all’impianto di aziende interessate ad investire sul nostro territorio e ad assumere forza lavoro tra i giovani sestresi.

UNA CITTÀ PULITA

· La nostra attenzione sarà rivolta anche e soprattutto alla pulizia ordinaria delle strade e al decoro urbano, che è il primo segno di una buona amministrazione ed è il migliore biglietto da visita per coloro che si recano come ospiti nella nostra città. In questo senso, rafforzeremo il servizio di nettezza urbana e avremo cura dell’arredo cittadino impegnando in modo proficuo il personale a ciò preposto, che desideriamo partecipe della nostra azione di miglioramento dell’immagine di Sestri Levante.

PIÙ SICUREZZA

· Collaboreremo quotidianamente con le forze dell’ordine per garantire maggiore sicurezza ai sestresi. Implementeremo, come richiesto di recente anche dai sindacati, la dotazione della polizia municipale e razionalizzeremo la sua organizzazione per un impiego del personale sempre più vicino ai cittadini.

· Daremo disposizioni affinché l’azione della polizia municipale non sia finalizzata esclusivamente a rimpinguare le casse comunali, ma sia indirizzata anche ad un’attività di prevenzione che dia maggiore sicurezza ai sestresi. A tal proposito, l’uso delle videocamere dovrà essere destinato a garantire una adeguata sorveglianza che possa fungere da deterrente ad episodi di vandalismo e a tutto ciò che pregiudichi la tranquillità e la serenità dei cittadini. Non ci piace l’uso distorto di tale strumento tecnologico, volto esclusivamente a comminare sanzioni amministrative per arrotondare le entrate del Comune.

· Valuteremo infine ogni possibilità per dare vita ad una vigilanza di quartiere che operi in tutte le zone della città.

RISORSE UMANE

· E’ davanti agli occhi di tutti il fatto che l’amministrazione uscente non ha saputo valorizzare adeguatamente le risorse umane a sua disposizione: la “macchina comunale” potrebbe funzionare decisamente meglio. Al riguardo ci impegneremo in un attento monitoraggio della situazione, volto ad evidenziare le criticità ed a porvi rimedio mediante una riorganizzazione complessiva. Esalteremo le potenzialità del personale, adottando un criterio meritocratico, nell’esclusivo interesse della città, con il preciso intento di erogare servizi sempre più efficienti ed efficaci.

· Coinvolgeremo maggiormente lo staff comunale nelle scelte e lo motiveremo con tutti gli strumenti che avremo a disposizione.

UN PIANO PER IL TURISMO

· Metteremo in campo un piano organico per realizzare il passaggio – decisivo per l’economia della città – da un turismo da weekend o stagionale ad un turismo che allarghi le sue offerte a tutto l’arco della settimana e dell’anno. Ciò è quello che è mancato negli anni delle giunte Chella e Lavarello, convertiti al turismo soltanto a parole. La loro incapacità di una vera progettazione turistica e di una mirata concertazione con le categorie interessate sta purtroppo penalizzando gli operatori del settore e impedendo alla nostra città di stare al passo con le migliori offerte turistiche presenti sul mercato. Per fare turismo non sono sufficienti il premio Andersen, la Barcarolata e il Bagnun. L’immagine di Sestri nel mondo non può coincidere soltanto con la Sagra del Pane e dell’Olio. E’ necessario un disegno complessivo dell’offerta turistica, che sappia finalmente realizzare quella sinergia tra centro e frazioni che fino ad oggi è stata sbandierata a parole ma mai realizzata nei fatti.

UN MARE BLU

· Il mare è, assieme al paesaggio, la ricchezza di Sestri Levante. Per questo ci adopereremo con tutte le nostre forze per garantire la pulizia delle acque. Il grave problema del depuratore verrà affrontato da subito: non escludiamo l’ipotesi di trovare una diversa collocazione all’attuale impianto. Certamente non daremo soluzione al problema attraverso l’utilizzo di “deodoranti”. La pulizia del mare è condizione imprescindibile per trasmettere all’esterno una buona immagine della nostra città e per assicurare tanto ai sestresi quanto agli ospiti che giungono nella Bimare una balneazione di qualità.

· Inoltre assicureremo la pulizia costante delle spiagge, per consentire a chiunque lo voglia un giusto godimento dell’arenile. Vigileremo molto attentamente per far cessare il bivacco selvaggio sulle nostre spiagge durante i fine settimana.

VALORIZZARE LO SPORT

· Porremo una grande attenzione allo sport. Certamente non ripeteremo la pessima gestione del campo sportivo comunale G. Sivori, altrimenti detto “Sivori A”, che ha danneggiato non poco sia l’immagine della città che la società sportiva U.S. Sestri Levante, le cui squadre sono state costrette ad allenarsi e a giocare i rispettivi campionati in strutture fatiscenti o al di fuori del proprio terreno di gioco, con un aggravio non irrilevante di spese.

· La nostra amministrazione avrà un occhio di riguardo per le società sportive presenti sul territorio comunale, si prodigherà affinché ciascuna di esse possa non soltanto continuare ad esistere, ma anche accrescere la sua attività (in spazi adeguati e ben equipaggiati) ed il suo prestigio.

· La nostra attenzione sarà rivolta non soltanto a chi intenda lo sport come attività imprenditoriale e professionale, ma anche a chi voglia avvicinarsi ad esso praticandolo per passione e svago. Desideriamo sostenere il mondo del volontariato sportivo, nonché quelle società che si occupano degli sport meno diffusi (judo, basket, pallavolo, pugilato, ecc...) attraverso incentivi mirati al sostegno di tutte quelle attività e di quei progetti che abbiano finalità educative e di solidarietà.

· Presteremo una particolare attenzione alle attività sportive praticate dalle persone meno giovani, in primis il gioco delle bocce.

LA CITTÀ PER I BAMBINI

· Sestri Levante, la cosiddetta “città dei bambini”, non appare certamente come una “città per i bambini”. Gli spazi loro dedicati sono troppo pochi e molto spesso appaiono trascurati e non attrezzati a sufficienza. Elaboreremo un piano degli spazi di divertimento per i bambini, coinvolgeremo nella scelta anche i genitori, ascoltando i loro suggerimenti, dei quali faremo tesoro per realizzare aree che rispondano ai sogni ed ai bisogni dei nostri figli.

· Sono necessari interventi anche per quel che concerne il trasporto scolastico. Ottimizzeremo questo servizio, in primo luogo cercando di attenuare i disagi e le difficoltà riscontrate in questi anni soprattutto da parte dei genitori e dei ragazzi che vivono nella nostra periferia e nelle nostre frazioni.

· Anche per quanto riguarda il servizio di refezione nelle scuole metteremo in atto accorgimenti volti a favorire le famiglie, soprattutto quelle con due o più figli, rivedendo radicalmente il sistema tariffario, con particolare riferimento al costo di ogni singolo pasto.

LA CITTÀ PER GLI ANZIANI

· Sosterremo il volontariato, i circoli, il mondo dell’associazionismo cittadino e le parrocchie che diano vita a progetti riservati al benessere ed alla salute, alle attività ricreative più in generale, alle iniziative culturali che vedano la partecipazione attiva dei meno giovani. Tali programmi contribuiranno a trasformare una fascia d'età cui spesso ci si riferisce solo come memoria storica in una risorsa per l’intera città.

LA CITTÀ E IL MARE PER TUTTI

· Metteremo in atto una lotta acerrima alle barriere architettoniche, favorendo in ogni modo l’accesso alle strutture pubbliche. Una barriera architettonica limita tutti, una struttura senza barriere avvantaggia le persone; una città a misura d’uomo è una città dove la diversità ha un ruolo ben preciso che deve trovare una precisa dimensione e riconoscimento.

· Incentiveremo le associazioni e le società presenti sul territorio che promuoveranno attività sportive per i disabili. Non lasceremo sole le famiglie che accudiscono persone care bisognose di assistenza ed aiuto. Sosterremo il volontariato ed il privato sociale.

· Siamo una città di mare e vogliamo garantire a tutti i cittadini di Sestri Levante, anche e soprattutto a quelli meno fortunati, l’accesso alla balneazione. Favoriremo pertanto, attraverso un piano di “integrazione balneare”, l’utilizzo di strumenti, quali ad esempio le carrozzine da mare (altrimenti dette “Tiralò”), che consentano alle persone disabili di poter fruire del nostro mare. Una spiaggia accessibile a tutti è un spiaggia di qualità.

IL RILANCIO DI RIVA TRIGOSO

· Il futuro abbattimento del Cantierino di ponente libererà una vasta porzione di territorio, che dovrà essere utilizzata per dare a Riva Trigoso la possibilità di un rilancio oggi non più procrastinabile. Il nostro obiettivo non è soltanto realizzare la prosecuzione della passeggiata a mare, ma anche mettere in campo un piano organico per le aree in questione, dalle quali possono passare la rinascita del borgo rivano e la sua maggiore capacità attrattiva dal punto di vista del turismo, in particolare di quello legato all’escursionismo sentieristico.

· Per quanto riguarda la viabilità a Riva Trigoso, valuteremo tutte le possibilità per realizzare una strada che consenta lo smaltimento del traffico pesante diretto alla Fincantieri, in modo da garantire una maggiore sicurezza e transitabilità delle vie cittadine.



17 marzo 2008

Così hanno ucciso il Tibet

 
 Il 7 ottobre 1950 il generale cinese Zhang Guohua al comando di 40.000 soldati invade il Tibet e dà così inizio all’occupazione ed all’annientamento culturale del popolo tibetano.
Gli USA stanno fronteggiando l’avanzata comunista in Corea e così nessuno può aiutare i tibetani che si difendono disperatamente.

L’invasione del Tibet provocò anche tensioni con l’India. Nel 1955 truppe cinesi sconfinarono nel distretto indiano di Garhwal, nell’Uttar Pradesh, ma vennero ritirate senza arrivare ad uno scontro. Le mire cinesi non erano però finite e nel 1957 i cinesi iniziarono la costruzione di una strada che univa la provincia dello Xinjiang al Tibet. Questa strada passava attraverso il territorio dell’Aksai Chin, regione amministrata dall’India. Nel 1959 ci furono scontri non risolutivi che ripresero con più forza nel 1962 quando, dopo inutili trattative, i cinesi si rifiutarono di sgomberare la regione.
Le truppe indiane non solo non riuscirono a riprendersi l’Aksai Chin, ma non erano in grado di arginare quelle cinesi, che avanzarono ancora. Solo la richiesta di soccorso lanciata dall’India agli USA e l’arrivo di una portaerei nel Golfo del Bengala convinse i cinesi a fermare le proprie truppe e dichiarare un cessate il fuoco unilaterale.
Da allora anche questo pezzo di Himalaya è sotto la sovranità di Pechino.

Nel frattempo il Tibet veniva schiacciato dall’oppressione. Le rivolte nel corso degli anni sono state numerose, ma ogni volta la violenta repressione dell’esercito cinese ha avuto la meglio. Uccisioni, deportazioni e la migrazione incoraggiata di migliaia di cinesi hanno ridotto i tibetani ad essere minoranza nel proprio territorio. Non si è trattato solo di eliminazione fisica, ma anche di cancellazione culturale: i templi buddisti sono stati abbattuti oppure saccheggiati e destinati ad altri usi, i testi sacri sono stati bruciati, le immagini sacre distrutte o fuse, se di materiale prezioso. Il regime di Pechino ha ostacolato l’uso della lingua e persino dell’abbigliamento tradizionale tibetano.

Quella di oggi è la rivolta della disperazione, la Cina rispetto agli anni ’50 e ’60 è una potenza vera e nessuno aiuterà gli abitanti del Tetto del Mondo, come del resto nessuno ha aiutato i birmani.
La Cina non può essere abbattuta ma i gerarchi che la governano hanno paura di una cosa: della verità, infatti cercano di censurare tutto il possibile, su questo terreno è necessario muovergli guerra, per far conoscere a milioni di cinesi la verità sul regime che cerca di controllarli.

Negli anni ‘70 in Italia c’era chi sfilava scandendo il nome di Mao, chiedendo le munizioni al Grande Timoniere per fare la guerra civile; molti hanno cambiato idea (del resto Mao è passato di moda anche in Cina e di comunista oggi sono rimasti solo il nome ed i metodi), il dubbio che resta è questo: per cambiare opinione i maoisti italiani ci hanno messo anni, per cambiare atteggiamento e smetterla di stare in cattedra a fare la predica su come funziona il mondo e dare le pagelle di moralità quanto ci vorrà?


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9 marzo 2008

Settima missione: la Finanza Pubblica

- L’attivo è superiore al passivo: il patrimonio pubblico (circa 1.800 miliardi di euro) è in specie superiore al debito pubblico (circa 1.500 miliardi di euro)
- tutto il passivo è collocato come debito pubblico sul mercato; l’attivo che potrebbe essere collocato sul mercato (azioni, aziende, immobili, crediti, diritti di concessione, circa 700 miliardi di euro) è in mano pubblica; quasi tutto il debito pubblico è del governo centrale, dello Stato; la più parte del patrimonio pubblico che può essere collocato sul mercato (circa i due terzi del totale) è dei governi locali: Regioni, Province, Comuni; mentre lo Stato privatizza, molti Governi locali pubblicizzano; mentre quasi tutto il prelievo fiscale è centrale, dello Stato, la parte crescente della spesa pubblica discrezionale è locale, di Regioni, Province, Comuni:

La nostra proposta èun grande e libero patto tra Stato, Regioni, Province, Comuni, risparmiatori ed investitori per:
- realizzare il federalismo fiscale solidale, di cui all’art.119 della Costituzione
- ridurre il debito dello Stato, immettendo sul mercato una quota corrispondente di patrimonio pubblico, offrendo a risparmiatori ed operatori economici maggiori e migliori opportunitàdi investimento

L’effetto positivo cumulato atteso èstimabile in termini di un punto di prodotto interno lordo di minore spesa pubblica corrente e di un punto di prodotto interno lordo di maggiore crescita



9 marzo 2008

Sesta missione: il FEDERALISMO

- attuazione al disposto dell’articolo 119 della Costituzione, assegnando agli enti territoriali le piùidonee fonti di finanziamento, trovando il giusto equilibrio tra autonomia, equitàed efficienza
- approvazione, a tal fine, da parte del Parlamento della propostadi legge "Nuove norme per l’attuazione dell’art. 119 della Costituzione", adottata dal Consiglio Regionale della Lombardia il 19 giugno 2007
- garanzia della massima trasparenza ed efficienza nelle decisionidi entrata e di spesa, cosìda permettere il controllo della collettivitàsulle politiche fiscali e di spesa delle amministrazioni locali
- garanzia che la perequazione riduca ma non annulli le differenzedi capacitàfiscale, fermo il principio costituzionale di giusto equilibrio tra solidarietàed efficienza, premiando i comportamenti finanziari virtuosi e le regioni con minore evasione fiscale



9 marzo 2008

Quinta missione: il Sud

- piano decennale straordinario concordato con le Regioni per il potenziamento, completamento e realizzazione delle infrastrutture: porti, reti stradali e autostradali, alta capacitàferroviaria, Ponte sullo stretto, in modo da formare un sistema logistico integrato
- creazione di zone e porti franchi
- "Leggi Obiettivo"speciali concentrate su turismo e beni culturali, agroalimentaree risorse idriche, infrastrutture e logistica, poli di eccellenza per la ricerca e l’innovazione
realizzazione di un piano strategico di riconversione dell’industria chimica pesante (impianti petrolchimici e centrali termoelettriche) ispirato alle nuove tecnologie
- pieno e tempestivo utilizzo dei fondi comunitari attraverso nuove intese istituzionali di programma
- realizzazione della Banca del Sud secondo il progetto del Governo Berlusconi
- federalismo fiscale solidale e misure di fiscalitàdi sviluppo (fiscalitàcompensativa) a favore delle aree svantaggiate
- contrasto alla criminalitàorganizzata; piano di emergenza per la sicurezza e la legalità



8 marzo 2008

Quarta missione: i SERVIZI

SANITA'

  • completamento del piano del Governo Berlusconi per l’eliminazione delle liste d’attesa
  • incentivazione del rinnovamento tecnologico delle strutture ospedaliere e della realizzazione di nuove strutture, in particolare al Sud, in accordo con le Regioni
  • trasparenza nella scelta dei manager nelle aziende pubbliche sanitarie, con graduatorie che valorizzino il merito e la qualificazione professionale
  • riforma della Legge 180 del 1978 in particolare per ciò che concerne il trattamento sanitario obbligatorio dei disturbati psichici
  • attuazione della legge contro le droghe e potenziamento dei presidi pubblici e privati di prevenzione e di recupero dalle tossicodipendenze

ISTRUZIONE

  • ripresa nella scuola, per alunni e insegnanti, delle "3 i": inglese, impresa, informatica

  • difesa del nostro patrimonio linguistico, delle nostre tradizioni e delle nostre culture anche per favorire l’integrazione degli stranieri

  • attuazione per la prima volta in Italia del disposto dell’articolo 34 della Costituzione: "I capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi piùalti degli studi"

  • commisurazione degli aumenti retributivi a criteri meritocraticicon riconoscimenti agli insegnanti piùpreparati e piùimpegnati

  • libera, graduale e progressiva trasformazione delle Universitàin Fondazioni associative, aperte ai contributi dei territori, della societàcivile e delle imprese, garantendo a tutti il diritto allo studio

  • rafforzamento della competizione tra atenei, premiando qualitàe risultati

  • realizzazione dei "Fondi dei fondi"per finanziare gli investimenti in ricerca sul modello di quanto realizzato in Francia
  • inserimento graduale e progressivo della detassazionedegli utili reinvestiti in ricerca ed innovazione tecnologica
  • legge quadro per lo spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza, circhi e spettacolo viaggiante) e per promuovere la creativitàitaliana in tutti i campi dello spettacolo, dell’arte e della multimedialità
  • promozione delle "cittadelle della cultura e della ricerca", con il concorso del pubblico e dei privati, per lo studio delle eccellenze italiane e lo sviluppo di piani e strategie per la valorizzazione delle produzioni tradizionali

 

AMBIENTE


- Introduzione della destinazione di un "5 per mille"per l’ambiente
- "Legge obiettivo"per il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e la tutela del paesaggio, nel rispetto delle autonomie territoriali, attraverso la demolizione degli ecomostrie il risanamento degli scempi arrecati al paesaggio
- promozione di azioni coordinate di valorizzazione del territorioattraverso la programmazione negoziata con le Regioni, anche per ottimizzare l’utilizzo dei fondi europei relativi ai beni culturali e al recupero dei centri storici
- realizzazione di strumenti di tutela del suolo e delle acque peruna razionalizzazione della gestione delle risorse e per la prevenzione dei disastri idrogeologici, fatte salve le competenze regionali
- aggiornamento della Legge in materia di attivitàvenatoria secondo indirizzi europei



6 marzo 2008

Terza missione: SICUREZZA e GIUSTIZIA

  • aumento progressivo delle risorse per la sicurezza
  • maggiore presenza di poliziotti e carabinieri di quartiere per rafforzare la prevenzione dei "reati diffusi"(furto in appartamento, furto d’auto, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione).
  • Contrasto all’insediamento abusivo di nomadi e allontanamento di tutti coloro che risultino privi di mezzi di sostentamento legali e di regolare residenza
  • Incentivi per istallazione di sistemi di sicurezza nei pubblici esercizi
  • lotta al terrorismo interno ed internazionale, anche attraverso lo stretto controllo dei centri collegati alla predicazione fondamentalista
  • tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalitàdei vari "disobbedienti"e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine
  • iniziativa del Governo italiano in Europa contro nuove sanatorieper i clandestini

  • apertura di nuovi Centri di permanenza temporanea per i clandestini

  • contrasto dell’immigrazione clandestina, attraverso la collaborazione tra governi europei e con i paesi di origine e transito degli immigrati

  • precedenza per l’immigrazione regolare ai lavoratori dei paesi che garantiscono la reciprocitàdei diritti, impediscono la partenza di clandestini dal proprioterritorio e accettano programmi comuni di formazione professionale nei loro paesi;

  • conferma del collegamento stabilito nella Legge Bossi-Fini fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, contrasto dello sfruttamento illegale dellavoro degli immigrati;

  • incentivi alle associazioni, alle scuole e agli oratori per la conoscenza della lingua, della cultura e delle leggi italiane da parte degli immigratI

  • completamento della riforma dei codici, razionalizzazione delle leggi esistenti e attuazione dei principi enunciati dalle sentenze della Corte Costituzionale

  • aumento delle risorse per la giustizia, con un nuovo programma di prioritànell’allocazione delle risorse: piùrazionalitànelle spese, piùinvestimenti nell’amministrazione della giustizia quotidiana, a partire dalla giustizia civile

  • garanzia della certezza della pena, con la previsione che i condannati con sentenza definitiva scontino effettivamente la pena inflitta ed esclusione degli sconti di pena per i recidivi e per chi abbia commesso reati di particolare gravitàe di allarme sociale

  • inasprimento delle pene per i reati di violenza sui minori e sulle donne; gratuito patrocinio a favore delle vittime; istituzione del Tribunale della famiglia, per garantire i diritti fondamentali dei componenti del nucleo familiare

  • costruzione di nuove carceri e ristrutturazione di quelle esistenti

  • rafforzamento della distinzione delle funzioni nella magistratura, come avviene in tutti i paesi europei; confronto con gli operatori della giustizia per una riforma di ancor maggiore garanzia per i cittadini, che riconsideri l’organizzazione della magistratura, in attuazione dei principi costituzionali

  • limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali al contrasto dei reati piùgravi; divieto della diffusione e della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, con pesanti sanzioni a carico di tutti coloro che concorrono alla diffusione e pubblicazione

  • riforma della normativa anche costituzionale in tema di responsabilitàpenale, civile e disciplinare dei magistrati, al fine di aumentare le garanzie per i cittadini

  • completamento della riforma del Codice di Procedura Civile con snellimento dei tempi di definizione ed incentivi alle procedure extra giudiziali

     



4 marzo 2008

Seconda missione: la FAMIGLIA

MENO TASSE

  • totale eliminazione dell’ICI sulla prima casa, senza oneri per i comuni
  • introduzione graduale e progressiva del "quoziente familiare"
  • abolizione delle tasse su successioni e donazioni reintrodotte da Prodi
  • graduale e progressiva diminuzione della pressione fiscale sottoil 40% del PIL
  • graduale e progressiva tassazione separata dei redditi da locazione
  • rilevazione sul territorio dei redditi, ai fini della formazionedel catasto
  • rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale gia contenute nella legge finanziaria del governo Berlusconi

UNA CASA PER TUTTI

  • "piano casa" per costruire alloggi per i giovani e per le famiglie che ancora non dispongonodi una casa in proprietà, attraverso lo scambio tra proprietàdei terreni e concessionidi edificabilità
  • piano di riscatto a favore degli inquilini di alloggi pubblici
  • riduzione del costo dei mutui bancari delle famiglie, rendendone conveniente la ristrutturazione da parte delle banche
  • graduale e progressiva detassazionedegli investimenti in riscaldamento e difesa termica delle abitazioni e per la costruzione nelle cittàdi nuovi posti-auto sotterranei
  • fondo pubblico di garanzia per i mutui contratti dai condomini per le opere di manutenzione e ristrutturazione
  • stabilizzazione delle norme fiscali sui lavori di ristrutturazione edilizia
  • "Legge Obiettivo"per i quartieri svantaggiati e le periferie delle grandi aree metropolitane

SERVIZI SOCIALI

  • reintroduzione del "Bonus bebè", graduale progressiva riduzione dell’IVA sul latte,gli alimenti e i prodotti per l’infanzia
  • sostegno alle famiglie per la libertàdi scelta tra scuola pubblica e privata
  • assegnazione di libri di scuola gratuiti per le famiglie meno agiate, estesa fino a 18 anni
  • prosecuzione del piano di investimenti in asili aziendali e sociali
  • rilancio del ruolo di prevenzione e di assistenza dei consultoripubblici e privati per garantire alternative all’aborto per la gestante in difficoltà
  • graduale e progressivo aumento delle pensioni piùbasse, rafforzamento della previdenza complementare e avvio sperimentale di nuove mutue sociali e sanitarie
  • attuazione del piano straordinario del governo Berlusconi per lepersone non autosufficienti (disabili, anziani, malati gravi) di concerto con il mondo delleautonomie e del privato sociale
  • utilizzo delle Poste Italiane per servizi sociali a domicilio

  • stabilizzazione del "cinque per mille"e sua applicazione a favore di volontariato, non-profit, terzo settore, ricerca

  • revisione del sistema di assistenza sociale in base al principiodi sussidiarietà, dando un ruolo maggiore ai comuni e garantendo la libertàdi scelta tra i vari servizi offerti dal pubblico, dal privato e dal privato sociale

  • riforma del libro primo del Codice Civile, per riconoscere il ruolo fondamentale assunto nella nostra societàdal "terzo settore"

  • rilancio del ruolo dei prevenzione e di assistenza dei consultori pubblici e privati per garantire alternative all’aborto per la donna in difficoltà

  • esclusione di ogni ipotesi di leggi che permettano o comunque favoriscano pratiche mediche assimilabili all’eutanasia

FUTURO AI GIOVANI

  • "no tax"sperimentale per le nuove iniziative imprenditoriali e professionali dei giovani
  • credito d’imposta per le imprese che assumono giovani e che trasformano contratti temporanei in contratti a tempo indeterminato
  • "bonus locazioni", per aiutare le giovani coppie e i meno abbienti a sostenere l’onere degli affitti
  • garanzie pubbliche per i "prestiti d’onore"e per il finanziamento d’avvio a favore di giovani che iniziano la loro attivitàdi impresa
  • graduale e progressiva totalizzazione dei periodi contributivi
  • ripresa in ogni settore di attivitàdel sistema delle mutue che, con sostegno pubblico e privato, garantiscano ai giovani assistenza sociale e sanitaria in caso di non lavoro e di bisogno


 



29 febbraio 2008

Il programma del Popolo della Libertà

 La prima missione: RILANCIARE LO SVILUPPO









27 febbraio 2008

Giuseppe Ianni candidato sindaco

Giuseppe Ianni è il candidato del centrodestra alla carica di sindaco di Sestri Levante.

il resoconto della conferenza stampa di presentazione su
Menabò News


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25 febbraio 2008

sondaggi per tutti

Da quando Napolitano ha sciolto le camere si è scatenato un alluvione di sondaggi.
Ognuno cita quelli che ritiene più favorevoli e tace sugli altri, persino partiti appena nati come quello di Bordon o quello di Pezzotta vengono accreditati dopo un giorno alla soglia del 4%.
Tutto è possibile, ma la cosa da segnalare è che sono rarissimi i sondaggi veramente utili, cioè quelli su base regionale, perchè la vera partita elettorale si giocherà al Senato. Dire, come dice Veltroni, che il PD sta recuperando significa poco, bisognerebbe vedere in quali regioni.
Per ora l'unico sondaggio ufficiale riguarda la Calabria ed è nettamente favorevole al Popolo della Libertà. Nel 2006 in Calabria (regione governata dalla sinistra) vinse Prodi.
Questo è il link al sondaggio: Politiche 2008 Calabria.
Ultima annotazione: il presunto recupero del PD a danno di chi avverrebbe?
Difficile pensare possa rubare voti al centro, dove si affollano al momento 3 liste. Potrebbe prendere voti a sinistra, però è difficile che un elettore di Rifondazione Comunista voti Veltroni per sbarrare la strada a Berlusconi con il rischio di veder sparire dal Parlamento la Lista Arcobaleno. Ed i seguaci di Beppe Grillo? Difficile che votino per il PD che candida Veronesi, pesantemente attaccato, anche di recente, dal comico genovese per le posizioni dell'oncologo sulla pericolosità delle centrali nucleari e dello smog.


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22 febbraio 2008

segnaliamo sul web

la nostra rassegna blog:

DAW si chiede come mai il PD non ricandida Visco, forse perchè i successi sbandierati nella lotta all'evasione sono una bufala?

CAMILLO si sforza nell'impossibile impresa di spiegare cos'è la democrazia a Michele Serra

LAMIADESTRA segnala l'incoerenza degli ammiratori di Fidel Castro

Carlo Panella sull'intesa Montezemolo-Veltroni



18 febbraio 2008

Il tempo delle elezioni è finalmente scoccato

Dopo il fallimento dal tentativo di formare un governo Marini, il Presidente della Repubblica ha sciolto le camere e indetto nuove elezioni. Era l'unica via da percorrere dopo la caduta di Prodi ma prima si è tentata la strada di costituire governicchi per non so quali riforme. Lo scenario politico è un po' diverso rispetto al 2006. Intanto il centro-sinistra (o meglio sinistra-centro) si presenta diviso con un PD che correrà da solo (magari con qualche alleanza con Di Pietro e altri piccoli), come la nuova "Cosa Rossa", formazione che include Sinistra democratica, PdCi, Rifondazione comunista e verdi. I vari Mastella, Bordon correranno da soli, pensando ancora una volta di essere l'ago della bilancia e con la prospettiva di prendere molti voti. Al centro si è costituita la cosiddetta "Rosa bianca" di Baccini, Tabacci e Pezzotta che ha come compito la dispersione di voti moderati. Questa voglia di ritorno al passato (costruire una nuova DC) proprio non la capisco. I tempi sono cambiati e l'era della DC è definitivamente tramontata ma, tant'è, qualcuno continua a provarci.

Nel centrodestra si ha la novità del Popolo delle Libertà con il confluimento anche di Alleanza Nazionale. La Lega, per via del suo fattore territoriale correrà con il suo simbolo. Tutto bene? Si potrebbe dire di sì se non fosse per il continuo atteggiamento del leader dell'UDC Casini che si ostina a non confluire nel PdL con la pretesa di avere il proprio simbolo. Anche AN, un partito del 12% circa, ha rinunciato al suo nome ed è confluito nella nuova formazione. A ben vedere questo comportamento spiega che il signor Casini quasi quasi non voglia la vittoria di Berlusconi. Ancora una volta sembra si cerchi di limitare o impedire la vittoria ad una coalizione che, in base ai sondaggi, risulta vincente. Anche in Casini rimane la fissazione di creare una nuova DC, pensando che, se correrà da solo, di prendere un diluvio di voti. Io invece penso il contrario e mi auguro che, se correrà da solo, Casini scompaia. Il Popolo delle Libertà non ha bisogno di questi ambigui personaggi che rappresentano il peggio della vecchia Dc. Il popolo italiano ha bisogno di essere governato non di assistere a queste umilianti telenovele. La priorità è pensare al reddito delle famiglie che, con l'avvento dell'euro, si è dimezzato. Abbassare la pressione fiscale dopo due anni di inquisizione del governo Prodi. Ma molto probabilmente al signor Casini queste cose non interessano!!!

Il mio augurio è che questo squallido teatrino finisca e che Berlusconi, anche senza l'Udc, prenda una "vagonata" di voti. Il paese ha bisogno di lui.

Marco Conti



17 febbraio 2008

Casini ha deciso. Ora si parli dei problemi.

Casini non vuole costituire un'unica lista con il Popolo della Libertà. Non ci sono divergenze rispetto a qualche punto programmatico, semplicemente vuole avere le mani libere. Non esistono voti inutili, ogni elettore è libero e deciderà come meglio ritiene, ma i numeri sono numeri, una croce sul simbolo con il nome Casini, equivale ad una possibilità in più di vedere Veltroni a capo del prossimo Governo.

Si è discusso anche troppo di centro, centro-destra, centro-centro, partito popolare europeo, parliamo dell'Italia, degli italiani, di come premiare chi lavora invece di garantire chi delinque: ASSENTEISTI, PEDOFILI, STUPRATORI, FUNZIONARI CORROTTI: IN ITALIA LO STATALE NON PUO’ ESSERE LICENZIATO E TORNA SUL LUOGO DEL DELITTO…


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15 febbraio 2008

Casini ti devi decidere

Dopo l'intervallo musical-spensierato di ieri torniamo alle cose serie.

Sembra che l'UDC non voglia entrare nel Popolo della Libertà.

Casini si dichiara vittima di un'ingiustizia eppure, quando il 2 dicembre 2006 la Casa delle Libertà fece una grande manifestazione a Roma, Casini decise di non andare e dichiarò: 
"Con Forza Italia e An c'è un minimo comune denominatore, l'opposizione forte a questo governo, ma c'è un'idea diversa sul futuro del paese"
e due giorni dopo: 
«Se Berlusconi dice vediamoci, io ci vado come ho sempre fatto. Ma ormai la Cdl non ha più senso per cui i vertici li facciano loro, li facciano Berlusconi, Fini e Bossi. Il ritualismo della Casa delle libertà, quello dei vertici così come quello del palco di San Giovanni, per me fa parte del passato e non di una prospettiva politica del presente».
inoltre
«Senza di noi la Cdl resta all'opposizione per vent'anni.
Casini cominciò ad esporsi in prima persona in quel periodo perchè da circa un mese Follini, cui spettava quel compito, se n'era andato fondando l'Italia di Mezzo con l'obiettivo di scompaginare i poli e formare un partito di centro. Oggi Follini è con Veltroni e Prodi nel Partito Democratico....

Adesso la fiaccola del centrismo equidistante è passata nelle mani di Pezzotta secondo il quale i problemi del paese nascono dall'alternanza bipolare degli ultimi 14 anni. Peccato che in tutti i paesi democratici avanzati questo è il sistema vigente e funziona benissimo, perchè i governi hanno la possibilità di decidere senza dover mercanteggiare ogni scelta, quindi è la Costituzione italiana da cambiare se vogliamo un sistema istituzionale più efficace. Quando c'è stata la possibilità di cambiare la Costituzione tutti i riformisti dell'ultima ora sono stati zitti o hanno difeso a spada tratta il vecchio sistema.

Casini è bravo nei dibattiti televisivi ed ogni tanto avanza ottime proposte, ma negli ultimi anni è stato ambiguo sulle sue intenzioni, dice che non vuole rinunciare al simbolo: ma dietro al simbolo è rimasto qualcosa?

 



14 febbraio 2008

Meno male che Silvio c'è

 


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12 febbraio 2008

gli ex alleati si tolgono i sassolini

finita l'alleanza di Governo gli ex alleati cominciano a togliersi i sassolini dalle scarpe, cominciano i Radicali che le cantano a Di Pietro:

"Radio Radicale ha realizzato un'inchiesta sull'Italia dei Valori trasmessa in diretta questa mattina. Uno speciale dedicato ad Antonio Di Pietro e al suo movimento che, stando a quanto dichiarato da uno degli intervistati, l'ex segretario Idv di Catanzaro Francesco Romano, sta ricevendo l'intera Udeur Calabrese, compreso l'europarlamentare Armando Veneto,noto penalista di Palmi eletto con il partito di Clemente Mastella e che in occasione dei funerali di Girolamo Piromalli, esponente di peso della 'Ndrangheta, tenne l'orazione funebre a nome della famiglia.

Radio Radicale ha poi raccolto la testimonianza di Elio Veltri, sodale politico di Di Pietro per un lungo periodo di tempo. Veltri ha denunciato la presenza tra le fila dell'Idv di personale politico 'molto discutibile' sul piano morale, esponenti provenienti in gran parte dall'Udeur, oltre ad una diffusa pratica di gestione del tutto personalistica del rimborso elettorale. Di fatto l'esistenza di una Italia dei Valori parallela, costituita da soli tre soci,cioè da Di Pietro stesso, da sua moglie e dalla tesoriera Silvana Mura, creata per percepire il rimborso senza darne conto a nessuno.

Aspetti già analizzati in precedenza da un servizio giornalistico pubblicato da Panorama e realizzato da Laura Maragnani. La giornalista di Panorama ha raccontato a Radio Radicale come è strutturata la rete di società che stanno intorno ad Antonio Di Pietro, addirittura una società immobiliare nell'Europa dell'est. Il servizio di Radio Radicale si conclude con l'intervista all'avvocato Francesco Paola che rappresenta Achille Occhetto nella causa che lo vede opposto a Di Pietro per il possesso dei rimborso elettorale delle elezioni europee del 2001 interamente acquisito da Di Pietro senza aver versato un solo euro al movimento di Occhetto "Il Cantiere" con cui l'Idv presentò le liste."

per chi vuole leggersi tutto ecco il link all'articolo di Radio Radicale: Transumanza in Calabria: dal partito di Mastella all'Italia dei Valori



11 febbraio 2008

I temi di oggi

Berlusconi:  «Presenteremo dei disegni di legge e voglio un programma estremamente concreto. Dirò ai cittadini che i primi tre disegni di legge saranno approvati nella prima seduta di Consiglio dei ministri, altri tre nella seconda e così via per i primi cento giorni».

In cima alla lista delle emergenze la sicurezza, il problema della casa, per molti un miraggio irraggiungibile, le infrastrutture rimaste bloccate dall’opposizione di Verdi e sinistra radicale (dal Ponte sullo Stretto alla Tav), la privatizzazione dei servizi pubblici locali.

«Tolleranza zero con rom, clandestini, delinquenti, con un no alla politica delle porte aperte e pene più gravi per i recidivi. Introdurremo subito poliziotti e carabinieri di quartiere nelle città dai 15mila abitanti in su». 

«Approveremo l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, ma anche l’eliminazione delle tasse sugli straordinari e una serie di altri provvedimenti che devono mirare alla riduzione delle imposte. Per arrivare al risultato è necessario far costare meno lo Stato». Un ruolo di rilievo ha anche il programma per l’edilizia «in favore dei giovani che si vogliono sposare e per quel 13 per cento di famiglie che non ha una casa di proprietà e che con un solo stipendio non riesce a pagare l’affitto»

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segnaliamo poi:

notizie dal mondo del comunismo sul sito di JimMomo: Quei ragazzi infatti, studenti universitari, non sono dissidenti, appartengono alla gioventù comunista. E da indottrinati al marxismo in versione castrista, è quindi lecito ritenere che poco o nulla abbiano consapevolezza di cosa sia la democrazia. Eppure li vediamo capaci di domande che molto hanno a che fare con essa.

Riuniti in assemblea rivolgono alcune domande al presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcon. «Presidente, perché non possiamo viaggiare all'estero? E perché a Cuba servono due, tre giorni di lavoro per comprare uno spazzolino da denti?». Un altro studente protesta per il doppio cambio: quasi tutto quello che si può comprare a Cuba è in pesos convertibili, come dire in dollari, mentre i salari - quelli dei lavoratori, dei contadini - sono in pesos normali, «che hanno un potere d'acquisto 25 volte minore».

Poi chiede perché i cittadini cubani non possono andare negli alberghi e nelle spiagge riservate agli stranieri.

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ed un piccolo scorcio di verità sulla situzione dei conti pubblici italiani: un buco di 7 miliardi (e non sarà l'unico) Risveglio improvviso: dai tesoretti, o per meglio dire dall'extragettito (cioè tasse in più pagate dai contribuenti), al buco di bilancio. A descrivere la situazione e a fare i conti, sgradevoli, è stato il Sole 24 ore, con la firma del suo esperto di finanza pubblica. Secondo il giornale della Confindustria diverse spese, 7 miliardi come minimo, sarebbero semplicemente state spostate dal 2007 (il cui bilancio finanziario è diventato così più leggero) al 2008. Ma appunto, arrivando ora all'incasso, quelle cambiali, firmate dal governo Prodi, rendono ben diverso lo stato dei conti pubblici italiani. Le spese in più che si scaricano sul 2008 sono costituite da 2 miliardi per investimenti nelle ferrovie. Altri 2 miliardi ai ministeri per impegni rinviati nel 2007. Poi c'è il contratto degli statali da onorare e che costa subito da un minimo di 2 a un massimo di 6 miliardi di euro. E ancora 600 milioni per la crisi dei rifiuti in Campania e, infine, 400 per le elezioni (ma almeno le spese per il voto, comunque necessarie, non potevano certo essere inserite nel bilancio 2007) Il totale? 7 miliardi di euro a essere ottimisti. TG5

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per finire le notizie dall'eurabia:

sono più di 17mila le donne che in Gran Bretagna subiscono violenze di ogni tipo per una questione «d’onore». Un esercito di vittime senza più volto né nome che molto spesso non sono neppure donne adulte, ma adolescenti e bambine, trattate come merce di scambio, figlie di un dio minore. Un popolo di femmine che non hanno più alcun valore nel momento in cui non vogliono prendere marito o vengono ripudiate o peggio ancora si rifiutano di obbedire al volere di padri, fratelli, mariti. Le loro madri vengono dal Bangladesh, dall’India o dal Pakistan, ma molte di loro sono nate e cresciute in Gran Bretagna, alcune sono inglesi sposate a un musulmano. I casi più gravi riguardano bimbe di solo undici anni spedite all’estero per matrimoni combinati...ecco il link con l'articolo completo del Il Giornale: Violenza islamica in Inghilterra.
e solo qualche giorno fa, per sancire meglio la resa europea, l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha affermato che l'adozione di alcuni aspetti della legge islamica nell'ordinamento britannico sembra "inevitabile".



10 febbraio 2008

10 febbraio


 


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10 febbraio 2008

Nuovismo di cartapesta

E' davvero insopportabile la retorica con la quale gli stessi commentatori che due anni fa osannavano e magnificavano la candidatura di Romano Prodi descrivono oggi la scelta del Pd veltroniano di correre da solo alle prossime elezioni del 13 e 14 aprile. Orfani di un prodismo divenuto inguardabile e indifendibile, rilanciano ora il mantra del «nuovo che avanza», ovvero dell'indomito sindaco di Roma che «rivoluziona» il quadro politico italiano, fa fare «un passo avanti» alla nostra democrazia, apre col suo coraggio una «nuova stagione» per il nostro paese. Del resto, la capacità della cosiddetta «grande stampa» di genuflettersi di fronte al potente (ovviamente di sinistra) di turno è pari soltanto all'ipocrisia con cui essa nasconde agli italiani la pura e semplice verità: andare in solitaria alle prossime elezioni non è, per Veltroni, una scelta, ma una necessità dettata dal vecchio, saggio motto per cui «è meglio perdere le elezioni che perdere la faccia». Correndo da solo, il segretario del Pd uscirà sconfitto dalle urne, ma almeno avrà salva la dignità politica. Tutto qui.

Ma ai giornali con un occhio rivolto a sinistra e l'altro ai cosiddetti «poteri forti» interessa altro rispetto alla verità: interessa creare l'ennesimo mito della «meglio sinistra», il «new dream», appunto la «nuova stagione». Tutta panna montata ad arte per nascondere l'evidenza di una sinistra sinistrata, alla frutta, uscita a pezzi dalla devastante esperienza dell'Unione e del governo Prodi. Una sinistra priva di slancio ideale, che ha abbandonato il popolo per entrare nei salotti che contano; che ha messo al bando la classe operaria, tassandola e tartassondola con furore vampiresco, per promuovere i «liberali della cattedra» a nuovi profeti dell'economia nazionale; che ha eluso tutti i grandi temi storici della sua politica per dedicarsi alla sistematica distruzione dell'operato del precedente governo di centrodestra.

Che cosa può avere di nuovo il Partito Democratico quando i suoi dirigenti sono, nella maggior parte dei casi, gli stessi che hanno gestito il lento ma inesorabile declino della sinistra come orizzonte politico e come identità? Quando i suoi notabili hanno partecipato senza colpo ferire agli scempi prodotti dall'esecutivo prodiano? Quando persino il suo stesso leader è in politica dal 1976, in posizioni di rilievo nel Pci, nel Pds, nel Ds - di cui fu pure segretario, portandolo al mimino storico nel 2001? Eppure quasi nessuno dice più queste cose, e ci si acconcia in tutta tranquillità (in alcuni casi perfino tra le fila del centrodestra) ad essere presi per i fondelli dal Paolo Mieli di turno, che ci racconta la favola bella di Veltroni e del Pd dopo che quella di Prodi e dell'Unione, da lui con egual enfasi vergata, è finita in tragedia. Come se gli italiani fossero fessi e avessero la memoria corta, non ricordando oggi quel ch'è accaduto ieri.

E allora via con le articolesse, i peana, le finte analisi super partes degli illuminati politologi che tentano di convincerci della «portata dirompente» della strategia veltroniana, a fronte della quale il centrodestra rischierebbe di apparire come il «vecchio», «incapace di rinnovarsi», «sempre uguale a se stesso». In spregio ad ogni senso del ridicolo e - cosa ancora peggiore - ad ogni senso della realtà, che indica con chiarezza il divario di gradimento popolare che separa il centrodestra dal Partito Democratico, si proprina al popolo - ritenuto, come sempre, «bue» dalla sinistra e dai poteri non eletti che gli tengono bordone - l'indigeribile sbobba nuovista del sindaco della Capitale, spacciata per cibo succulento destinato a conquistare il palato della maggioranza degli italiani.

Bene ha fatto, il centrodestra, ad aggregare nel Popolo della Libertà Forza Italia, Alleanza Nazionale e altri partiti minori della coalizione: in tal modo ha tolto a Veltroni uno dei pochi argomenti da lui spendibili in campagna elettorale, quello dell'eccessivo numero di sigle e simboli presenti nello schieramento berlusconiano. Un'operazione che il segretario e candidato premier del Pd ha definito di «maquillage», dimenticando di guardare in casa propria, all'interno del suo partito pullulante di ex. Guai a ricordarlo a Veltroni, un mitografo prestato alla politica che non tollera deviazioni o scarti dalla rotta dell'iconografia di regime e dalla propaganda ufficiale.

Gianteo Bordero

da Ragionpolitica.it


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8 febbraio 2008

IL POPOLO DELLA LIBERTA'




Al voto con il simbolo del Pdl, il Popolo della Libertà, il 13 e 14 aprile.
Silvio Berlusconi lancia la lista unitaria. E anche Fini, il leader di An dice sì.
Così in due più grandi partiti del centrodestra, Forza Italia e Alleanza nazionale si uniscono per la sfida delle elezioni politiche. “Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al Popolo delle libertà, una unica voce in Parlamento”. Gianfranco Fini dopo il vertice a Palazzo Grazioli con Berlusconi conferma la nascita della lista del Popolo delle libertà. “Abbiamo sempre sostenuto che tutti gli elettori del centrodestra sono animati da una spinta unitaria maggiore di quella degli eletti dei partiti"
Il movimento dei Popolari Liberali guidati da Giovanardi è uscito dall'UDC e dichiara la propria adesione.





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4 febbraio 2008

La moralità in politica

Molti italiani hanno letto il libro “La casta”, ma anche chi non l’ha letto sicuramente conosce in prima persona qualche episodio di spreco, favoritismo, inefficienza. Le regole che valgono per qualcuno, ma non per gli amici degli amici, stipendi pagati a chi non fa nulla, torte da spartire, controllori a libro paga dei controllati e così via, è un campionario che in realtà supera i confini propri della politica e dilaga per società municipalizzate, scuole, corpi dello Stato.
Ce ne sarebbe abbastanza per fare una rivoluzione, ma non è solo l’apatia a trattenere la rabbia della gente, è anche il fatto che è un’illegalità diffusa, un malcostume che ha mille attori. Con chi te la prendi se il sistema cerca di farci tutti complici?

C’è un errore di fondo nell’impostazione dei moralizzatori: non si può ridurre il problema alle persone coinvolte. Mi spiego: non basta pensare di sostituire i presidenti delle regioni Sicilia e Campania per migliorare la situazione, o meglio, sicuramente può migliorare, due persone più oneste e capaci possono fare qualcosa di buono, ma nel tempo si rischia di tornare indietro.
I trafficanti si infilano velocemente nei partiti vincenti e siamo daccapo.

Quello che è necessario è proporre regole che consentano più trasparenza; più controllo dei cittadini su coloro che gestiscono la cosa pubblica; più rotazione nei posti di responsabilità; è necessaria poi una giustizia veloce e severa, applicata da una magistratura meno politicizzata.
Lo so è un libro dei sogni, o semplicemente la descrizione di un qualunque altro paese civile, ma non ci sono altre scorciatoie.
Le vicende giudiziarie e morali sono state usate in questi anni per attaccare gli avversari politici, in un modo che risulta grottesco. Dire: “votate per me perché gli altri sono corrotti e mafiosi”, è ridicolo, abbiamo visto bene come il malaffare alberga da tutte le parti e poi come detto in Italia non è sufficiente cambiare i suonatori per cambiare la musica.

Del resto una buona fetta di classe politica è stata cambiata. Vi ricordate Tangentopoli? Interi partiti sono stati azzerati con tanto di damnatio memoriae. Eppure non è bastato.
Due fattori hanno migliorato un po’, da allora, la situazione. Il primo è che lo Stato si è ritirato da alcuni (limitati) settori economici, dove, la gestione comprendeva clientelismi e voti di scambio diffusi.
Il secondo fattore è che da allora si è instaurata una certa alternanza che rende un po’ più difficile il crearsi di scambi consolidati favori-tangenti.

Quello che noto oggi è una certa differenza nel malaffare declinato a destra e a sinistra.
A destra c’è più diffusa la presenza di quelli che chiamo i rubagalline, sostanzialmente persone che usano la politica per ampliare i propri affari ed il proprio patrimonio, interessati al tornaconto personale, raramente vanno al di là della dimensione individuale.
A sinistra invece c’è un sistema più strutturato e quindi potenzialmente più pericoloso per la democrazia, infatti partito, apparati e business, formano una rete che tende ad imbrigliare tutta la vita economica e sociale del territorio dove si insedia. Nelle regioni e nei comuni dove la sinistra comanda da lunga data, ha creato un sistema per cui ti devi sottomettere o scomparire, se non li sostieni non lavori, senza tessera non vieni assunto e così via. In queste realtà a volte c’è un tacito accordo con l’opposizione, la quale non fa nulla per cercare di vincere le elezioni o per disturbare chi governa, in cambio ha la sua fettina di torta che non viene messa in discussione.

Non è un equilibrio sempre stabile e talvolta si coagulano interessi opposti che tendono a scontrarsi. Questo naturalmente accade spesso all’interno dello stesso schieramento.
A livello nazionale l’abbiamo visto quando i grandi gruppi bancari, che hanno in Prodi il referente, sono andati in frizione con le banche di riferimento degli ex DS, lo scontro è stato aspro e non si sono risparmiati colpi bassi (intercettazioni date in pasto ai giornali) e vendette postume (fax con carta intestata di Palazzo Chigi che finiscono “stranamente” nelle mani sbagliate)

Alla fine comunque è un gioco in cui pochi vincono veramente ed il paese perde, pesantemente.

Uno che vince, facile facile, è Beppe Grillo.
Certo quando parla di economia, o di salute, o di energia dice delle sciocchezze. Però sulla questione di fondo è inattaccabile: troppa gente vive di politica e l’Italia non se lo può più permettere.

Finisco dove avevo cominciato: qualche regola per migliorare la situazione. Grillo propone il tetto di due mandati per l’elezione in Parlamento. La misura è certamente criticabile in astratto, ma in pratica nella situazione italiana, se non cambia nulla di altro, è una misura sensata.
Io preferirei dare poteri reali al Capo del Governo e limitare a lui il limite dei due mandati, come avviene negli USA.
Oppure si potrebbe tornare a far scegliere realmente i cittadini, reintroducendo le preferenze e vietando la possibilità di candidarsi in più collegi.
Ma se dobbiamo votare liste bloccate in un sistema in cui tutto viene deciso dagli equilibri Parlamentari, allora il limite di due mandati è l’unico modo di evitare una situazione cristallizzata come l’attuale. Non dico di precludere a vita l’eleggibilità, ma saltare un giro non credo sia così terribile.
Conosco l’obiezione: ma se uno è valido perché dobbiamo lasciarlo fuori? Sono d’accordo, però guardiamo la realtà, come dice un mio amico “in Parlamento sono in mille, ma poi la linea la dettano una ventina di capipartito” quindi gli altri possono pure ruotare tranquillamente e inoltre, dico io, se sono tutti scienziati così bravi l’Italia dovrebbe marciare a meraviglia e invece forse è il caso di provare qualche strada nuova.

Dai nostri rappresentanti dobbiamo pretendere onestà e trasparenza. Il modo migliore per dimostrarci queste qualità da parte loro è fare delle leggi conseguenti.

Silvio Raffo



3 febbraio 2008

Parole da evitare: MAMMA!

Notizie da segnalare:

il Ministero dell'Istruzione inglese consiglia di non usare le parole mamma e papà, sostituendole con genitori, in modo da abituare i bambini all'idea che si può avere come genitori due uomini o due donne...
se questo è il modo di combattere l'omofobia lo lascio giudicare a voi.
Per me mamma è la prima parola che si pronuncia e spesso anche l'ultima, farne un tabù mi sembra bizzarro.

Intanto mentre i vecchi inglesi sperimentano queste vie verso il futuro i nuovi inglesi hanno altre richieste:

IL RICHIAMO DEL MUEZZIN SUONERA ANCHE A OXFORD?…

Ancora una volta dall'Iraq la notizia di una crudeltà inaudita: due donne down usate dai terroristi come kamikaze, ne parla Orpheus sul suo blog.

Per l'economia due articoli interessanti
il primo di Davide Giacalone che ci riporta alla dura realtà dell'unica cosa che servirebbe all'Italia e che nessuno è mai riuscito a fare: tagliare la spesa pubblica
il secondo di Lamiadestra che critica l'azione dirigista della Federal Reserve, negli USA l'economia reale è libera e solida, il mercato del lavoro è libero e funziona, invece le debolezze maggiori si sono avute dal settore monetario e valutario dove la politica accomodante della Banca Centrale ha creato pericolose distorsioni.




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31 gennaio 2008

Un leggero colpetto di stato

 

Il presidente Giorgio Napolitano ha dato incarico a Franco Marini, Presidente del Senato, di formare un nuovo governo. E' una decisione criticabile in quanto il Presidente non rappresenta tutti gli italiani ma solo quelli che hanno votato per l'Unione. Personalmente non mi sento affatto rappresentato da questa figura che proviene da un partito (il comunista) che in tutta la sua storia (mondiale) ha seminato circa un centinaio di milioni di vittime e creato caos economico e sociale. La sua decisione è quella di evitare lo scioglimento delle camere perché, il signor Presidente, la giudica un atto grave dopo neanche due anni di legislatura. La gravità sta nel fatto che nel caso di elezioni anticipate la sua area politica ne uscirebbe con le ossa rotte, in particolare il Partito Democratico (della sinistra, s'intende). Si vuole togliere agli elettori la possibilità di scegliere una nuova maggioranza dopo la fine del governo Prodi. Il Presidente parla di ricercare il dialogo per fare le riforme. Ma quale dialogo e quali riforme? L'attuale ex maggioranza, pur avendo vinto in parità, ha occupato tutte le cariche istituzionali e in quasi due anni su temi importanti non c'era neanche accordo tra di loro. Come si può avviare un dialogo adesso che il Governo Prodi non c'è più e la sua maggioranza si è sfaldata? La legge elettorare varata per le politiche del 2006 non ha funzionato perché loro non hanno avuto i consensi sperati e tali da poter governare con maggioranze comode. La legge elettorare maggioritaria varata nel 1993 dal DC Sergio Mattarella era peggiore dell'attuale perchè congegnata non solo sui voti raccolti. Nel 1996 in termini di voti il Polo delle Libertà raccolse, non ricordo se alla camera o al senato, più voti dell'Ulivo ma le elezioni le vinse la coalizione di Prodi*. In realtà Berlusconi dal 1994 ad oggi sarebbe stato il vero vincitore di tutte le elezioni. 
Tornando alla crisi attuale il Presidente si è assunto una grave responsabilità di fronte agli italiani contravvenendo alle funzioni di garante super partes quale che è l'ufficio della Presidenza della Repubblica. E' una cosa vergognosa che, come cittadino elettore, mi lascia sgomento  e con l'amaro in bocca. Si vuole impedire a tutti i costi che il cittadino si esprima o meglio non quest'anno ma, come ha detto Veltroni, nel 2009. Così hanno modo di riorganizzarsi e fare una campagna imperniata sui miracoli fatti dal governo Prodi. Il comunismo ha perso il pelo ma non il vizio!!!
 
Marco Conti


*Nota: elezioni politiche 1996, alla Camera L'Ulivo ebbe il 34,8 % Rifondazione 8,6%. Forza Italia, AN e CCD-CDU presero il 42,1%, la Lega che si presentò da sola prese il 10,1%.
Al Senato i risultati furono questi: Ulivo 39,9% Polo per la Libertà 37,3% Lega Nord 10,4% Progressisti 2,9% Fiamma Tricolore 2,3% Lista Pannella-Sgarbi 1,6% Partito Sardo d'Azione 1,3% tutti gli altri non superarono l'uno per cento.
Quindi effettivamente Prodi non ebbe la maggioranza dei voti.
 



30 gennaio 2008

La paura del voto

E' davvero curioso vedere in questi giorni i corifei della democrazia tutti intenti a definire le elezioni anticipate una «sciagura» e chi le chiede un «irresponsabile». Eppure appartiene alla normale dinamica democratica il ricorso alle urne nel momento in cui non esiste più la concreta possibilità di dare vita ad una maggioranza parlamentare che sostenga un governo degno di tal nome. Che c'è di strano, dunque, nel ridare la parola al popolo sovrano? Domanda retorica, se non fossimo in Italia e se non vi fosse, nel nostro Paese, una sinistra sempre pronta a riempirsi la bocca di bei proclami «democratici», ad impartire lezioni di «rispetto della Costituzione», a stracciarsi le vesti in nome degli «equilibri istituzionali» - salvo poi gettare alle ortiche i sacri principii nel momento in cui il loro rispetto risulta scomodo, sconveniente o controproducente.

Quanta ipocrisia vi sia nella richiesta dei partiti della sinistra di spostare il più possibile in avanti il ritorno alle urne è testimoniato dal fatto che tale richiesta non è accompagnata da una seria presa d'atto del proprio fallimento, della propria profonda crisi politica, dei propri reiterati errori. Come se niente fosse, si continua a rappresentare il fu governo Prodi come il migliore dei mondi possibili, si continua a dipingerne l'azione come il supremo rimedio agli italici mali, si continua a parlarne, insomma, in termini tronfi e trionfalistici. Ma se le cose stessero così, se davvero l'esecutivo prodiano fosse stato quello che si tenta di rappresentare verbalmente, perché tanta paura delle elezioni? Perché il timore di sentire l'opinione dei cittadini? Perché il rifiuto di lasciarli esprimere a breve?

La verità è che, come sempre, la sinistra italiana (lo osservava anche Luca Ricolfi su La Stampa di domenica) non riesce a fare fino in fondo i conti con se stessa, non riesce a liberarsi da quella patina di saccente superiorità intellettuale e morale con cui guarda la realtà italiana, non riesce a comprendere, tirandone le conseguenze, le ragioni delle sue sconfitte. Nel caso attuale, non riesce ad ammettere quanto improvvido sia stato imporre ad un Paese spaccato in due un governo Prodi pensato solo per cancellare in toto l'operato dell'esecutivo di centrodestra e supportato da una maggioranza tenuta insieme unicamente dall'antiberlusconismo di maniera; quanto avventato fare man bassa di tutte le cariche istituzionali senza tenere conto del risultato delle urne; quanto arrogante rifiutare l'offerta di un governo di larghe intese avanzata dopo le elezioni dal leader della Casa delle Libertà. Sono questi errori (che hanno portato, assieme alla devastante opera di governo di Romano Prodi, alla crisi attuale) che i partiti dell'Unione continuano a non vedere, ad ignorare, a mascherare con pervicacia dietro la volontà di non andare a nuove elezioni, tacciando di «intelligenza col nemico» quei pochi che, nel centrosinistra, hanno il coraggio e l'onestà intellettuale di mostrare che il «re è nudo», che «gl'è tutto da rifare», che la riproposizione di una esperienza come quella dei passati due anni finirebbe col peggiorare una situazione già sull'orlo del collasso.

Egoisticamente, ci sarebbe da fregarsi le mani di fronte ad una sinistra così debole, ostinatamente cieca e malridotta al punto da presentare l'espressione della volontà popolare come una iattura, se non fosse che in ballo c'è la tenuta complessiva del nostro sistema istituzionale, il quale, per bene funzionare, ha bisogno di due schieramenti forti e coesi al proprio interno, capaci di proporre al Paese programmi di governo chiari e mirati, consapevoli della necessità di una legittimazione reciproca che consenta di affrontare un dialogo costruttivo sui temi di rilevanza costituzionale ed istituzionale.

Ma la via maestra per raggiungere questo obiettivo, nelle condizioni attuali, non può essere la formazione di un governo che nasca dalle ceneri di una legislatura nata male e finita peggio, con partiti incapaci di produrre maggioranze altre da quella implosa al Senato lo scorso giovedì: ciò, invece che semplificare la situazione, la renderebbe ancor più caotica e incomprensibile agli occhi dei cittadini; sarebbe una pecetta incapace di nascondere la consunzione del quadro politico emerso dalle elezioni dell'aprile 2006. L'unica strada veramente percorribile - anche per la sinistra, checché ne dicano i suoi rappresentanti - è quella di un voto popolare che definisca una maggioranza chiara e consenta la formazione di un governo che governi per (il Paese) e non contro (gli sconfitti), aperto al contributo dell'opposizione sulle grandi questioni di riforma di sistema, oggi non più procrastinabili. Solo allora, nel caso la nuova maggioranza si rivelasse incapace di rispondere al mandato assegnatole dagli elettori, si potrebbe pensare a una responsabilità di governo comune, oggi resa impossibile non da Berlusconi, ma da una sinistra troppo frammentata e anodina per essere politicamente affidabile.

Gianteo Bordero

da Ragionpolitica.it


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27 gennaio 2008

Cala il sipario e non è stato un bello spettacolo

Dopo quasi due anni passati a cercare di rinsaldare il potere, a fare da arbitro ad una coalizione impossibile ed a rassicurare che si va avanti (ma verso dove non si sa…) Romano Prodi ha deciso di presentarsi al Senato costringendo tutti i suoi alleati a scoprire le carte: niente incontri riservati al Quirinale, ma davanti al paese, per giunta in diretta tv. E’ stato un gesto di dignità o forse l’unico modo di vendicarsi di coloro che lo stavano abbandonando? Ai posteri l’ardua sentenza, a me interessa prima di tutto fare un po’ di chiarezza sulle ultime bugie che si sono sentite anche durante questo atto finale.

Non sapendo cosa rivendicare come merito, molti esponenti della ex maggioranza hanno ripetuto che il Governo stava portando avanti, per la prima volta nella storia, la lotta all’evasione fiscale, lasciando intendere, tra l’altro, che i complotti dei grandi evasori non sono estranei alla caduta dell’Esecutivo. I numeri sono questi: negli anni passati lo Stato recuperava (non accertava) circa 2 miliardi di euro, l’ultimo anno, forse, riuscirà ad avvicinarsi a 3 miliardi di euro; secondo quanto dichiarato dallo stesso Padoa Schioppa le tasse evase in Italia sono sicuramente più di 100 miliardi di euro. Questo è l’ordine di grandezza su 100 siamo passati da 2 a 3, per carità, bravi, meglio di niente, ma se questo viene definito grande risultato….

Seconda falsa litania: il Governo è caduto a causa della legge elettorale. A parte il fatto che, visto che è così brutta, la potevano cambiare, questa affermazione è grottesca: nel 1998 Prodi cadde ugualmente e si era votato con un’altra legge. Ma soprattutto stiamo ai fatti: è vero che con il premio su base regionale, al Senato si tende ad avere un pareggio tra le due coalizioni, ma nel 2006 le coalizioni presero effettivamente gli stessi voti! Al Senato la Casa della Libertà prese circa 200.000 voti più dell’Unione, cioè una differenza dello 0,7% ; con questo risultato non esiste una legge elettorale che potesse dare un’ampia maggioranza all’Unione! Chi afferma il contrario sia coerente: proponga un premio su base nazionale anche al Senato. Ricordiamo che Berlusconi cambiò la legge elettorale su richiesta esplicita di Follini (che oggi sta nel Partito Democratico), se si fosse votato con la vecchia legge si sarebbe avuto un come minimo un pareggio anche alla Camera: il Governo Prodi non sarebbe neanche nato.

Continuiamo a restare sui numeri: la fiducia è stata bocciata 161 a 156. I voti di Fisichella, Dini e Turigliatto sono stati decisivi per fare cadere Prodi. Le motivazioni di questi 3 senatori sono legate all’azione di Governo, non ne hanno condiviso l’operato ed hanno proposto programmi alternativi. Mastella è stato il detonatore, ha costretto Prodi alla verifica numerica, ma la maggioranza è mancata perché è stato impossibile tenere insieme chi si definisce Comunista da chi si definisce Conservatore.
Come diceva il protagonista di un film famoso, “al Fato non manca il senso dell’ironia”, per mesi abbiamo sentito senatori della maggioranza che dicevano: “non sono d’accordo ma voto sì alla fiducia”, alla fine Mastella ha votato no senza dirci in concreto cosa non condivide del Governo.
Io spero che resti dov’è, ma se decide di allearsi con il centrodestra, dica in concreto, esplicitamente ed apertamente, tutti i punti programmatici che condivide. Per essere chiari: uno che è stato 10 anni nel centrosinistra non può cambiare sponda semplicemente leggendo una poesia (peraltro attribuita erroneamente a Pablo Neruda).

Il Governo ha fallito anche per un motivo che non viene sottolineato abbastanza: perché era prigioniero della propria propaganda degli anni passati. Girotondi, marce, bandiere della pace, film, tutti a denunciare il pericolosissimo Governo Berlusconi. E poi? I soldati sono sempre in Afghanistan. La legge Cirami? Sempre in vigore, quella sul falso in bilancio, anche. Affittopoli, meglio sorvolare. Le quote rosa? Non sono passate. I Dico? Neanche. Il conflitto di interessi? C’è sempre e l’assetto televisivo è uguale a prima. La difesa della magistratura? A parole c’è sempre, peccato che appena due giudici (Forleo e De Magistris) hanno indagato dalla parte sbagliata sono stati rimossi alla velocità della luce. Un generale della Guardia di Finanza, pure lui è saltato. E la criminalità organizzata? Pare esista solo in Sicilia, mentre in Campania, Calabria e Puglia non è pervenuta.
L’intreccio affari-politica è stato tante volte deprecato dai moralizzatori di sinistra, però sono inciampati nelle scalate bancarie e nel tentativo di assumere (o riassumere?) il controllo di Telecom, con il corollario di intercettazioni fatte ad uso e consumo delle campagne di stampa. Avevano detto “mai più condoni!”… e li hanno fatti. E poi l’indulto, la base di Vicenza, la legge sulla fecondazione… su ogni questione un abisso tra promesse e fatti. Per non parlare delle riforme costituzionali attaccate con sacro furore prima, poi riproposte dal nuovo leader Veltroni qualche mese più tardi.

Insomma, Prodi il giorno dopo il voto non poteva prendere atto del pareggio e proporre un armistizio, perché fino al giorno prima gli avversari erano stati dipinti come il Male, come dei criminali, amici di criminali. A questo punto, non avendo fatto nulla che corrispondesse alle prediche degli anni scorsi, ci sono due ipotesi: o sono criminali pure loro o la loro propaganda era infarcita di bugie e fantasie irraggiungibili.

Sia ben chiaro: vorrei sentire pronunciare qualche volta anche dai politici di destra le parole onestà e moralità.
Ma non per attacchi strumentali alla Travaglio o alla Santoro, ma per proporre regole che diano un minimo di trasparenza alla gestione della cosa pubblica.
L’Italia ha tutta una storia di guerre civili, più o meno mascherate, di guelfi e ghibellini e poi di guelfi di parte bianca e guelfi di parte nera, di rossi e neri, di repubblicani e monarchici, di sabaudi e briganti, di fascisti e antifascisti, sembra che siamo capaci di vivere la politica solo dividendoci in buoni e cattivi. Questo schema è uno schema perdente.
Io penso che gli elettori di sinistra non siano nemici, sono persone perbene, con buone intenzioni, che votano in modo diverso, perche hanno opinioni diverse dalle mie. Questi stessi elettori di sinistra però devono capire che la stesse considerazioni valgono anche per noi elettori di destra. Si può discutere, aspramente e duramente, ci si può dividere sulle scelte, anche sui valori. Discutere serve. Odiare no.

Per concludere, diciamo anche lo spettacolo del Senato è stato zeppo di episodi fuori luogo: urla, applausi, minacce, insulti, svenimenti, champagne….
Se ne va un Governo inutile, perché impossibilitato a mettersi d’accordo su qualunque cosa, capace solo di smontare le riforme del Governo precedente, di bloccare le opere infrastrutturali, di tassare e spendere a proprio uso e consumo, se ne va e tiriamo un sospiro di sollievo, ma da festeggiare c’è poco perché il paese sta affondando (e non solo figurativamente…) nell’immondizia.
Per chi arriva c’è un difficile e duro lavoro da fare, se si vuole migliorare le cose, più che champagne bisognerà tirare fuori l’olio di gomito.

Silvio Raffo



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23 gennaio 2008

Al voto per la libertà

 

L'uomo di Ceppaloni ha detto «stop». Clemente Mastella abbandona la nave prodiana prima che s'inabissi definitivamente sotto il peso delle sue contraddizioni e del malcontento popolare di un'Italia «a pezzi» - come ha detto ieri il cardinal Bagnasco, presidente della Cei. Entrato nel mirino delle toghe d'assalto, messo alla gogna mediatica dal giustizialismo ideologico e dall'antipolitica grillante, divenuto a un tempo emblema e capro espiatorio della Casta, Mastella è stato l'unico che, in questi venti mesi di governo Prodi, abbia avuto il coraggio di dimettersi mentre tutti gli altri, in primis gli stessi che lo additavano come crocevia di tutti i vizi della politica, rimanevano beatamente al loro posto nonostante errori marchiani, brutte figure, forzature istituzionali indegne di un Paese civile.

Con la sua fuoriuscita dall'esecutivo e dalla maggioranza, l'ex ministro della Giustizia ha reso evidente - piaccia o non piaccia - che la vera Casta non è la «tribù ceppalonica», ma quella che continua a sostenere un presidente del Consiglio il quale, invece di prendere atto della crisi irreversibile del suo governo e salire al Quirinale per dare le dimissioni, si presenta alla Camera e, in spregio ad ogni senso del ridicolo, dipinge la sua azione come il migliore dei mondi possibili e parla di un'Italia che esiste solo nei suoi sogni. La vera Casta è quella di una magistratura divenuta intoccabile perfino quando, muovendosi al di fuori di ogni correttezza giuridica e istituzionale e al di là di ogni rispetto del principio della separazione dei poteri, entra a gamba tesa e in maniera mirata sulla politica pensando di poter replicare impunemente il triste capitolo di Mani Pulite. La vera Casta è quella di un sistema dell'informazione che ha dipinto il già Guardasigilli come il Male in sé ed ha sorvolato o trattato con leggerezza, in questi mesi, i tanti misfatti del governo «amico». La vera Casta è quella dei poteri forti, delle banche e dei boiardi di Stato, che tengono il Paese alla corda e, grazie alla benevolenza di Prodi, fanno e disfano a loro piacimento, facendo pagare ai cittadini il prezzo salato della loro autoreferenzialità.

Sinistra, magistratura, grande stampa, poteri forti. Il caso Mastella conferma che, da quattordici anni, la vera partita politica in Italia non si gioca tanto tra destra e sinistra, quanto tra un sistema di potere che ha preso forma stabile a partire da Mani Pulite e un popolo (la maggioranza dei cittadini) che di tale sistema non beneficia e rimane - per così dire - ai margini della tavola imbandita ed è costretto a raccogliere le briciole che da essa vengono lasciate cadere, come il povero Lazzaro di cui narrano i Vangeli. L'antipolitica, il rigetto diffuso nei confronti dell'attuale classe dirigente e delle istituzioni, il senso di impotenza generale degli italiani nascono proprio da questa situazione di anomalia democratica e di svuotamento della rappresentanza, che oggi si riassume nel volto e nell'opera di governo di Romano Prodi.

Se il Professore dovrà gettare la spugna, la strada maestra è una sola: quella delle elezioni. Non soltanto perché non vi sono, sic rebus stantibus, maggioranze parlamentari in grado di sostenere un governo altro da quello prodiano, ma anche e soprattutto perché, come si è visto nella vicenda di Mastella, viviamo uno stato di emergenza democratica in cui le minoranze non elette hanno sostituito, in termini di potere reale, le istituzioni liberamente elette. Per questo la prossima campagna elettorale avrà al centro ancora una volta, collegata al tema della democrazia, la questione della libertà - la stessa che ha invocato in questi giorni l'ex Guardasigilli, la stessa che hanno richiesto i giovani cattolici per il Papa dopo il vergognoso episodio della Sapienza, la stessa che dal 1994 Silvio Berlusconi ha accettato di rappresentare in politica ed è oggi più attuale e decisiva che mai per il presente ed il futuro del nostro Paese.

Gianteo Bordero



15 gennaio 2008

Italiani popolo di santi, navigatori e ignoranti

Dopo anni e anni di difese della scuola pubblica, immagine stessa di uno Stato sociale che consente anche a chi svantaggiato di elevarsi, arrivano delle cifre che descrivono un fallimento epocale e che dimostrano come il sistema attuale non serve a nessuno e tantomeno a chi è svantaggiato.
Quelle che vi propongo non sono certo novità, ma solo l’ultima conferma di quello che tutti sanno: gli studenti italiani sono ignoranti, soprattutto in scienze e matematica.

L’indagine è stata fatta dall’OCSE su 57 paesi, i risultati degli studenti italiani sono questi: lettura 33esimo posto, cultura scientifica 36esimo posto, matematica 38esimo posto. Il paese con gli studenti più preparati è la Finlandia con un punteggio di 563 punti, la media OCSE è 500 punti, il punteggio medio degli italiani è stato di 475.

Ed i professori? Il settimanale Panorama ha proposto a 100 professori italiani 5 domande tra quelle del questionario dell’OCSE, la media delle risposte esatte è stata più bassa di quelle degli studenti!

Fin qui la scuola. Ma all’Università le cose non vanno meglio. Sappiamo che i laureati italiani sono i meno pagati d’Europa, ma si potrebbe pensare che l’impostazione italiana, penalizzante verso il mondo del lavoro, sia forse rivolta alla cultura, allo studio teorico ecc.
A giudicare dall’ultimo concorso per entrare in Magistratura non si direbbe: solo 322 candidati sono risultati idonei, i posti disponibili erano 380. I partecipanti erano 4.000, ma una valanga di errori grammaticali, oltre che tecnici, ha impedito agli esaminatori di promuoverne di più!

E’ chiaro che un paese dove non si premia il merito non è un incentivo a studiare.
Ma se non puntiamo sulla conoscenza che futuro avremo?



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8 gennaio 2008

Le feste sono finite. Ma nel Palazzo non se ne sono accorti.



Non sto parlando delle feste di Natale e neanche dell’Epifania. Sto parlando di un sistema politico in festa perenne, della festa dello spreco con i soldi pubblici, dei favori e dei nepotismi. I politici non se ne sono accorti e vanno avanti come se niente fosse, a discutere del nulla, andranno avanti contando sull’apatia, sulla rassegnazione e a volte sulla complicità della gente. Ma il sistema è già fallito, passerà ancora del tempo prima che crollerà, ma è già finito perché la gente è stufa. E perché il fondo del barile è già stato raschiato.

La gente è impotente, non sa come fare, ma la rabbia c’è, manca solo la scintilla che la faccia esplodere.

La montagna di spazzatura che ha sommerso Napoli è il frutto avvelenato di un sistema che non funziona. Ma a una cosa è servita anche tutta quella rumenta: ha reso il fallimento visibile a tutto il mondo. La raccolta dei rifiuti funziona così, ma il resto? Crediamo che funzioni diversamente? La sanità, la giustizia o la scuola dobbiamo credere che siano diverse.

Non credo proprio, solo che il marciume non è visibile, si può nascondere, con l’ipocrisia e con le bugie. La spazzatura no, non si può far sparire con la propaganda.

Eppure in Parlamento non se ne accorgono. Si aumentano lo stipendio di altri 200 euro! Lo so perfettamente che si tratta di una goccia insignificante nell’oceano indistinto della spesa pubblica. Ma è un simbolo di strafottenza ed i simboli contano.

Come contano le notizie vergognose che ci tocca leggere tutti i giorni.

Perché chiunque abbia un minimo di buonsenso non può sopportare di sentire che un assassino viene scelto come testimonial per una marca di jeans. Ma che razza di uomo è quello che sceglie un assassino come testimonial? Possibile che siamo arrivati a una schifezza di questo genere? Ma questo è solo uno, di un lungo elenco di fatti che fanno venire da vomitare. Si vede in tv lo spacciatore recidivo che scende dalla macchina di lusso, con gli occhiali griffati ed i vestiti di alta moda, eppure risulta nullatenente.

Eppure i buonisti di turno ti rispondono con le statistiche: gli omicidi sono diminuiti. Bella forza fanno il confronto con gli anni in cui i terroristi e le guerre di mafia insanguinavano le strade con centinaia di morti. Dovremmo essere contenti? Oggi ti ammazzano per una catenina o un orologio, oppure per niente come il signore ucciso di botte in un autogrill, per un banale lite. Ti aspettano in un portone e ti puntano addosso la pistola per qualche spicciolo. Questa è la realtà ed ogni volta ci tocca leggere che il delinquente di turno era un pregiudicato, o era già entrato e uscito dal carcere altre volte, oppure aveva problemi di droga. Come se bruciarsi il cervello con la droga e impazzire fosse una scusante.

Ma cosa bisogna fare in Italia per andare in carcere e rimanerci? Una donna è stata rapita e fatta a pezzi con una motosega. Fra qualche anno dovremo leggere che anche l’autore di questo scempio uscirà dal carcere?

Una volta all’anno vorrei sentire discutere di questo in Parlamento, ma non con le solite frasi di circostanza. Con proposte concrete, dure. Perché è facile curare un’infezione all’inizio, quando diventa una cancrena bisogna amputare.

Una democrazia vive se i cittadini che la compongono credono in essa.

Una democrazia muore quando le persone non ci credono più.


Silvio Raffo


sfoglia     aprile       

Per vivere un ideale e crescere nella libertà
Un'Italia più libera, più sicura, più prospera.
Un'Italia migliore, è possibile.
contattaci:                                                                                                    

circololibertagolfodeltigullio@gmail.com

"Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo.
Un dovere civile, una sfida morale, un impegnativo categorico al quale non ci si può sottrarre"
ORIANA FALLACI






 

 




Nino Morisco, Michela Vittoria Brambilla, Giuseppe Ianni



 

Link:
Associazione Nazionale Circolo della Libertà

Silvio Raffo

Gianteo Bordero

Vota Berlusconi Popolo della Libertà 



http://www.tocque-ville.it/



http://www.portaledelleliberta.com/



PERCHE' PARTECIPARE AL CIRCOLO DELLA LIBERTA'?

1- Perchè puoi far sentire la tua voce alle istituzioni

2- Perchè con noi puoi impegnarti per continuare il processo di riforma dello Stato, contro chi vorrebbe ritornare allo statalismo assistenzialista, alla lotta di classe, al centralismo democratico

3- Perchè insieme possiamo tenerci informati sulle cose che non funzionano e sulle decisioni che vengono prese da chi governa

4- Perchè non è giusto che ogni 100 euro versati allo Stato per tasse e imposte, ne riceviamo sotto forma di servizi 10 e spesso anche meno

5- Perchè è arrivato il momento che il cittadino cominci a contare e smetta di essere trattato come una comparsa "usa e getta": usata al momento delle elezioni e poi gettata subito dopo

6- Perchè è il tempo di scendere in campo, ciascuno per quel che sa e per quel che è. E' il tempo di ripristinare quel patto sociale che è all'origine di ogni forma di rappresentanza


Uguaglianza delle opportunità per tutti
favoritismi per nessuno

                                                                                                                                                         
                  

STATUTO

DEL

CIRCOLO DELLA LIBERTA'  “GOLFO DEL TIGULLIO”

 

Art. 1 - Costituzione e scopo

Il CIRCOLO DELLA LIBERTA' “GOLFO DEL TIGULLIO”

è una associazione di cittadini che si propongono di sviluppare iniziative culturali,

sociali e politiche volte alla diffusione dei principi e dei valori della democrazia

liberale.

L'azione dell’ASSOCIAZIONE sarà sempre ispirata ai principi e ai valori di questa

grande cultura e finalizzata alla promozione della pace, della libertà e del valore dell’individuo, dell’amicizia, dell’identità cristiana e occidentale, del valore della laicità, del volontariato e della beneficenza, della dignità della persona umana, della sussidiarietà, dell'economia di mercato, del liberalismo e del liberismo, del benessere “solidale” e diffuso, della solidarietà, della giustizia, della sicurezza, dello Stato di diritto, dello sviluppo sostenibile, della scienza e dell’innovazione, dell’arte, della cultura e dello sport, delle tradizioni locali, della protezione dell'ambiente e della passione per il mare.

 

Art. 2 - Soci

Possono essere soci del CIRCOLO tutti i cittadini di età superiore ai sedici anni che

ne facciano domanda e che non siano già iscritti ad un altro CIRCOLO.

L'iscrizione comporta l'adesione alle finalità statutarie del CIRCOLO e l'impegno a

partecipare alla vita associativa, collaborando alla realizzazione delle varie iniziative

secondo le proprie possibilità e le proprie attitudini.

L'iscrizione al CIRCOLO è incompatibile con l'adesione ad associazioni segrete.

 

Art. 3 - Modalità di iscrizione

La domanda di iscrizione, sottoscritta dal richiedente su apposito modulo fornito dal

CIRCOLO, deve contenere:

- i dati anagrafici;

- i titoli di studio e la professione;

- la dichiarazione di non essere iscritto a nessun altro CIRCOLO della LIBERTA';

- la dichiarazione di non essere aderente a nessuna associazione segreta;

- la firma di presentazione di almeno un socio, la liberatoria per l'uso dei dati

sensibili da parte del Circolo.

La domanda va indirizzata al Presidente del CIRCOLO. Il Consiglio Direttivo

delibera in merito entro 30 giorni. In mancanza di risposta la richiesta di iscrizione

si intende accettata con decorrenza dal trentesimo giorno dalla data di

presentazione.

Il diritto di voto nelle assemblee si acquisisce trascorsi sessanta giorni

dall'accettazione dell'iscrizione.

Art. 4 - Perdita della qualità di socio

La qualità di socio del CIRCOLO si perde nei seguenti casi:

- dimissioni;

- morosità;

- espulsione.

Le dimissioni devono essere presentate per iscritto al Consiglio Direttivo ed hanno

effetto immediato.

La morosità nel pagamento della quota da parte del socio comporta la subitanea decadenza, come specificato nell'art. 6.

L’espulsione del socio, invece, dovrà essere decisa in una riunione del Consiglio Direttivo indetta ad hoc dal Presidente del CIRCOLO. Della succitata riunione e della conseguente decisione sarà avvisato tempestivamente il socio interessato nei modi meglio visti dal Presidente dell’Associazione.

 

Art. 5 - Finanziamento delle attività dell'associazione

L'associazione non ha fini di lucro.

Le attività dell'associazione sono finanziate attraverso le quote associative versate

dai soci.

La raccolta di altri fondi è consentita mediante l'attuazione di ogni iniziativa, non vietata dalla legge, conforme agli scopi associativi, così come previsto al comma 2 dell’art. 1 del presente Statuto, previa delibera del Consiglio Direttivo alla presenza e con il parere del Presidente o del Vice Presidente facente funzioni.

Al pagamento di un eventuale fitto e delle varie spese concernenti la sede del CIRCOLO parteciperanno tutti i soci, al fine di poter concorrere assieme al raggiungimento degli scopi associativi.

 

Art. 6 - Quote associative - Esercizio del diritto di voto - Decadenza per morosità

Il Consiglio Direttivo, entro il giorno 31 dicembre di ogni anno, determina

l'ammontare delle quote associative per l'anno successivo e ne da’ adeguata

comunicazione.

Il versamento della quota associativa deve avvenire entro e non oltre il mese di marzo di ogni anno. I soci morosi vengono invitati per iscritto a versare la quota prevista entro il 30 giugno.

Il Consiglio Direttivo, nella prima riunione successiva al 30 giugno, dichiara

decaduti dalla qualità di socio coloro che non hanno provveduto al versamento nel

termine sopra indicato.

Il diritto di voto nelle assemblee può essere esercitato solo dai soci che abbiano già

versato la quota per l'anno in corso. Il versamento della quota può avvenire anche il

giorno dell'assemblea, secondo le modalità stabilite dal Consiglio Direttivo.

I soci dichiarati decaduti, per essere riammessi all'associazione, devono presentare

una nuova domanda d'iscrizione che, se accolta dal Consiglio Direttivo, consente

l'esercizio dei diritti associativi secondo quanto indicato dall'art. 3.

 

 

Art. 7 - Organi dell'Associazione

Sono organi necessari dell'associazione:

- l'Assemblea dei soci;

- il Presidente;

- il Consiglio Direttivo.

 

Art. 8 - L'Assemblea dei soci

L'Assemblea dei soci ha le seguenti funzioni:

- indica le linee programmatiche delle attività del CIRCOLO e formula proposte inerenti gli scopi associativi;

- elegge il Presidente e gli altri membri del Consiglio Direttivo;

- elegge, con maggioranza relativa dei 2/3 dei soci iscritti, l’eventuale Presidente Onorario;

- delibera in merito alle proposte di modifica dello Statuto.

L'Assemblea è sempre convocata dal Presidente.

L'avviso di convocazione, da inoltrarsi ai soci con adeguato anticipo, nei modi meglio visti dallo stesso Presidente, deve contenere l'ordine del giorno degli argomenti da esaminare nel corso dell'Assemblea e nel caso di proposte di modifica dello Statuto anche il loro testo dettagliato.

L'assemblea può essere inoltre convocata dietro:

- richiesta scritta di almeno 1/3 dei membri del Consiglio Direttivo;

- richiesta scritta di almeno 1/5 dei soci.

In questi ultimi due casi, la richiesta di convocazione, con l'ordine del giorno degli

argomenti da porre in discussione, deve essere inoltrata al Presidente, il quale

convoca l'Assemblea dei soci entro 20 giorni dal ricevimento della richiesta stessa.

La presidenza dell’Assemblea dei soci è assunta di regola dal Presidente, salvo

diversa delibera del Consiglio Direttivo e, in caso di impedimento del Presidente,

dal Vice Presidente o, in sua assenza, dal membro più anziano del Consiglio

Direttivo.

L'Assemblea per il rinnovo delle cariche sociali è convocata ogni tre anni.

Le delibere sono approvate con il voto favorevole della maggioranza dei votanti,

salvo diversa previsione.

Le norme statutarie possono essere modificate con il voto favorevole della

maggioranza dei soci con diritto di voto al momento dell'Assemblea (come da

registro dei soci).

Lo scioglimento dell'Associazione è deliberato con la maggioranza qualificata

prevista per le modifiche dello Statuto.

 

Art. 9 - Il Presidente

Il Presidente del CIRCOLO è eletto direttamente dall'Assemblea dei soci.

Ha la legale rappresentanza dell'Associazione.

Fa parte del Consiglio Direttivo del CIRCOLO di cui convoca e presiede le

riunioni.

Convoca l'Assemblea dei soci e ne assume la presidenza salvo impedimento o diversa delibera del Consiglio Direttivo.

Concorre con gli altri membri del Consiglio Direttivo a sviluppare e organizzare le

attività del CIRCOLO secondo le linee programmatiche previste.

Dura in carica tre anni e può essere eletto solo due volte consecutive.

Il Presidente può terminare il suo mandato prima della scadenza triennale per

dimissioni o per approvazione da parte dell'Assemblea dei soci di una mozione di

sfiducia votata dai 2/3 degli iscritti al Registro dei soci. Tale mozione deve preventivamente essere proposta in Consiglio Direttivo e da questo vagliata in una riunione dedicata. Ottenuto in tale sede il voto favorevole di 2/3 dei membri del

Consiglio Direttivo escluso il Presidente, la mozione viene sottoposta al voto di

un'Assemblea dei soci, appositamente ed obbligatoriamente convocata dal Presidente entro 20 giorni dalla data in cui si è pronunciato il Consiglio Direttivo.

Le dimissioni del Presidente, presentate per qualunque motivo, comportano la decadenza di tutto il Consiglio Direttivo.

 

Art. 10 - Il Consiglio Direttivo

Il Consiglio Direttivo è composto dal Presidente del CIRCOLO e da altri membri

eletti dall'Assemblea. E' composto da un minimo di 3 e da un massimo di 11

membri, compreso il Presidente. Il numero dei membri del Consiglio Direttivo è

deciso dall'Assemblea.

Il Consiglio Direttivo, come il Presidente, dura in carica tre anni. Ogni suo membro

può partecipare ad un massimo di tre Consigli Direttivi consecutivi.

Il Consiglio Direttivo si riunisce su convocazione del Presidente o, in caso di

impedimento, del Vice Presidente o del membro più anziano.

Il Consiglio Direttivo nomina fra i suoi membri il Vice Presidente, il Tesoriere ed un Segretario.

Le delibere del Consiglio Direttivo sono approvate con il voto della maggioranza

dei presenti e sono valide se i votanti rappresentano almeno la metà dei suoi

membri. In caso di parità prevale il voto del Presidente.

Il Consiglio Direttivo formula e realizza i programmi di attività del CIRCOLO e ne

gestisce l'ordinaria amministrazione. In particolare, solo a titolo esemplificativo, e, quindi, non esaustivo:

- formula il programma dettagliato delle attività del CIRCOLO e realizza ogni

iniziativa utile per il raggiungimento degli scopi associativi, nell'ambito delle

direttive e delle proposte dell'Assemblea;

- determina e riscuote le quote associative;

- vaglia attentamente le domande di iscrizione al CIRCOLO;

- cura la corretta tenuta della contabilità e predispone per l'Assemblea

ordinaria del CIRCOLO i conti consuntivo e preventivo, tramite il

Tesoriere;

- cura la tenuta del registro dei soci tramite il Segretario;

- approva i regolamenti ritenuti utili per la gestione dell'Associazione, nell'ambito

della normativa statutaria;

- delibera l’applicazione ai soci di eventuali procedimenti disciplinari (richiamo,

sospensione ed espulsione), così come previsto da apposito regolamento.

 

Art. 11 - Elezione del Presidente e dei membri del Consiglio Direttivo

Le elezioni del Presidente e degli altri membri del Consiglio Direttivo avvengono,

in successione, in una apposita Assemblea dei soci, convocata dal Presidente

uscente alla scadenza di ogni mandato triennale, possibile solo per due volte consecutive.

Le candidature per la carica di Presidente devono essere presentate per iscritto al

Consiglio Direttivo almeno 5 giorni prima di questa Assemblea, debitamente

sottoscritte dall'interessato.

Le elezioni sono effettuate a scrutinio segreto, separatamente per il Presidente e per

gli altri membri del Consiglio Direttivo.

Viene eletto Presidente, alla prima votazione, il candidato che ottiene un numero di

voti pari alla maggioranza assoluta dei soci, presenti in Assemblea, con diritto di voto. In mancanza, si procede, nello stesso giorno, alla votazione di ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Per l'elezione degli altri membri del Consiglio Direttivo, l'elettore può indicare

sulla scheda un numero massimo di tre candidati. Vengono eletti membri del

Consiglio Direttivo, con unica votazione, i candidati che conseguono il maggior

numero di voti, fino a copertura dei posti disponibili.

Nel caso che, per qualsiasi motivo, un membro del Consiglio Direttivo venga a

cessare dalla carica, gli subentra il primo dei non eletti.

In caso di assenza o impedimento temporaneo del Presidente, le sue funzioni sono

svolte dal Vice Presidente o, in mancanza, dal membro più anziano del Direttivo. In

caso di impedimento definitivo o altra causa inibente, si fa luogo a nuova elezione.

Potrà poi essere eletto Presidente Onorario del CIRCOLO, da parte della maggioranza relativa (pari a 2/3 degli iscritti) dell’Assemblea dei soci, un socio che si sia distinto per impegno, generosità ed abnegazione in relazione allo svolgimento di attività e/o al raggiungimento degli scopi dell’Associazione. Il succitato Presidente Onorario, peraltro, avrà diritto di voto come ogni altro socio ma non potrà in nessun modo sostituire il Presidente del CIRCOLO, il quale mantiene sempre e comunque tutti i poteri e le funzioni previste dal presente Statuto.

 

Art. 12 - Anno sociale

A tutti gli effetti, in particolare per il conto economico, l'anno sociale coincide con

l'anno solare.

 

Art. 13 - Collegamento con gli altri CIRCOLI DELLA LIBERTA'

Per il potenziamento delle proprie attività il CIRCOLO sviluppa, con appropriate

delibere dell'Assemblea dei soci e/o del Consiglio Direttivo, entro sei mesi dalla costituzione, collegamenti con altri CIRCOLI DELLA LIBERTA' eventualmente presenti nel medesimo ambito territoriale, dandone preventiva comunicazione all’associazione rappresentativa a livello nazionale.

Art. 14 - Norme transitorie

A decorrere dalla data dell'atto costitutivo del CIRCOLO (sottoscritto da un

minimo di dieci soci fondatori) per un periodo massimo di diciotto mesi il

CIRCOLO è gestito in regime transitorio. Durante questo periodo di tempo gli

organi dell'Associazione "Presidente" e "Consiglio Direttivo" sono indicati

nell'Atto Costitutivo del CIRCOLO. Di essi possono far parte unicamente i soci

firmatari dell'Atto Costitutivo.

Se del caso può essere nominato un Collegio di Probiviri mediante delibera del Consiglio Direttivo entro due mesi dalla data dell'Atto costitutivo.

Il periodo transitorio termina con la data della prima Assemblea dei soci.

La permanenza nelle cariche sociali in questo periodo transitorio non ha effetto

sulle durate massime previste dallo Statuto.

Nella prima Assemblea dei soci, oltre all'elezione del Presidente, del Consiglio

Direttivo e dell’eventuale Collegio dei Probiviri secondo quanto previsto dagli articoli 9, 10 e 11, verranno esaminati e sottoposti ad approvazione tutti i regolamenti deliberati dal Consiglio Direttivo nel periodo transitorio.


 

                          IL PRESIDENTE      
Giuseppe Ianni                 

Nato a Lavagna (GE) il 16/02/1974, è residente da 32 anni a Sestri Levante (GE), splendida cittadina della Riviera Ligure.

Nel 1994 consegue il diploma di maturità classica presso il Liceo Classico Statale “F. Delpino” di Chiavari (GE). Nel 2002 si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Genova, discutendo una tesi in Scienza delle Finanze e Diritto Finanziario.

Dopo il canonico periodo praticantato presso lo studio Andrea Bronchi di Chiavari e nello studio Vittorio Petrocco in Sestri Levante, consegue il titolo di Avvocato presso la Corte d’Appello di Genova nell’ottobre del 2005.

Nel dicembre 2005 consegue il diploma di Master in Giurista d’impresa presso l’Università degli Studi di Genova, con una tesi sul confronto Italia – Cina, sotto il profilo dei trasporti, logistica e diritti.

Da sempre affascinato dal mondo della comunicazione, è stato selezionato, nello scorso febbraio, per un progetto di alta formazione, finanziato dal F.S.E. e dalla provincia di Savona ed attualmente, assieme a 14 giovani colleghi, si sta specializzando in ideazione, programmazione, produzione e gestione, sul mercato di prodotti radio, tv, internet, giornali....

Fino a gennaio 2008 sarà in forza al Tgcom Mediaset diretto da Paolo Liguori.
Ha collaborato come corrispondente per il Corriere Mercantile.

Ha giocato a calcio per molti anni ed è stato un prolifico bomber nei vari campionati dilettantistici a cui ha partecipato. Le grandi doti da cantante ed imitatore gli hanno permesso di divertirsi molto e di divertire le persone che lo conoscono.

Ha vissuto a Londra tra il 1998 ed il 1999. Conosce il greco moderno e la lingua spagnola. Adora leggere e viaggiare.

Dall’08/03/2007 è il presidente del Circolo della Libertà “Golfo del Tigullio”.    










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